Era il 1763 e il reverendo Edward Stone presentò alla Royal Society una relazione sull'uso della corteccia di salice come trattamento della febbre. Poichè le febbri erano spesso associate a paludi, presumibilmente a causa di agenti infettivi trasportati da zanzare, Stone perlustrò zone paludose in ricerca di rimedi. Assaggiò un ramoscello di salice che trovò amarissimo. Sapendo che il chinino sostanza ugualmente amara, era utile nella terapia della febbre malarica, decise di fare un tentativo con la corteccia di salice. La essiccò, la ridusse in polvere e la sperimentò su cinquanta pazienti con sintomi reumatici. Il tentativo ebbe successo. Ora si trattava di scoprire l'ingrediente attivo. Nel 1828 gli scienziati isolarono la salicina, così chiamata dalla Salix alba vulgaris, il nome botanico del Salice bianco, e ne dimostrarono l'efficacia terapeutica. Una cinquantina di anni dopo, un chimico di nome Hoffman, basandosi sui lavori di Gerhardt, riuscì a produrre acido acetilsalicilico in forma pura, inaugurando così l'epoca dell'aspirina. Il nome del prodotto fu coniato anteponendo la "a" di acetil all'espressione "acido spirico", come era noto in origine l'acido salicilico.
(tratto da Il genio della bottiglia, di Joe Schwarcz - Longanesi editore)
Sul fascicolo di Natural 1 di settembre 2009 ha avuto inizio un originale ciclo intitolato “Il Taccuino della Sanità” che ripropone in chiave moderna un singolare modo di concepire il mondo della natura proprio dei tempi passati. I Tacuina Sanitatis, costituiti per lo più da una parte dedicata all’Herbarium, una al Bestiarium e una al Lapidarium, erano delle sorte di manuali di facile e piacevole lettura, ricchi di aneddoti e immagini semplificate e di contenuto essenzialmente popolare, che illustravano in ordine alfabetico le più fantasiose virtù terapeutiche delle piante medicinali, degli animali, o parti di essi, e delle pietre preziose. Sul fascicolo di giugno si parla dell’alloro, sempreverde, simbolo di immortalità e di vittoria, pianta degli eroi.
Abbiamo intervistato Gabriella Rinaldi Ceroni, una delle tre figlie di uno dei personaggi mitici del settore erboristico: Augusto Rinaldi Ceroni, grande esperto delle coltivazioni di piante officinali. Sentivamo la nostalgia dei suoi racconti, dei suoi aneddoti e della sua cultura. Pertanto abbiamo pensato di fargli cosa gradita parlando di lui, delle sue idee, delle sue ambizioni. I temi fondamentali su cui si è svolta le sua vita sono: l'amore per il suo paese Casola Valsenio, la sua scuola, l'orto officinale e naturalmente la sua famiglia. Interviene in questa amabile conversazione il Professor Alberto Bianchi, docente della Facoltà di Farmacia dell’Università di Parma, grande amico di Augusto Rinaldi Ceroni...
L'uso delle piante medicinali presso i nomadi dell'Africa Centro Orientale... L'indagine è stata svolta presso i popoli Nilo-Camiti, un raggruppamento linguistico razziale di ceppo Etiopide che si estende prevalentemente nell'area dell'Africa centro orientale dall'Alto Nilo ai margini del lago Vittoria...
La cicuta, nota con il nome di Koneion, era infatti utilizzata dai Greci per dare la morte ai condannati e Platone narrò che la stessa era conosciuta anche come " Cicuta di Socrate "... nel 1828, con la scoperta della nicotina, vennero così chiariti sia gli aspetti terapeutici sia tossicologi di questa importante droga...
La vitamina B1 fu chiamata anche aneurina, ma dopo la sua identificazione, allo stato cristallino, come nucleo pirimidinico unito adunotiazolico contenente un atomo di zolfo, si pensò di denominarla tiamina, termine che tutt ’oggi si usa correntemente per identificare tale vitamina...