Editoriale – aprile 2020

È il silenzio che mi colpisce affacciandomi al balcone. Non ci sono partite di calcio, che si susseguivano tre o quattro volte alla settimana (abito a portata di clamore dello stadio) e non c’è il fastidioso ronzio dell’elicottero che sorvola la zona per ore, sorvegliando afflusso e deflusso dei tifosi. Quando ora sento quel rumore ritmico nel cielo è quello di un elicottero che vola verso il vicino ospedale.
Il silenzio è rotto dal passaggio saltuario di qualche auto o moto, non che normalmente ci sia un gran traffico nelle vie adiacenti alla mia casa, o più spesso dal suono della sirena di un’ambulanza, direzione la stessa degli elicotteri. Qualche vociare di bambini che scendono in cortile a girare in bicicletta oppure giocano sui balconi. E da oggi per le strade ci sono anche le pattuglie della polizia locale, che attraverso gli altoparlanti sulle loro auto hanno iniziato a diffondere il messaggio di ‘stare a casa’.

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