Editoriale Natural 1 – luglio-agosto 2015

Le scuole sono terminate, è tempo di bilanci e di scelte, talvolta obbligate, talvolta ragionate e attuate per i più fortunati.
L’idea che la scuola possa servire a nulla si insinua non solo tra i ragazzi ma anche tra gli adulti e purtroppo tra gli insegnanti: il valore di un tempo viene meno “grazie” alla congiuntura e recessione in atto nel nostro Paese, che costringe i neo diplomati, e non solo, a proporsi sul mercato del lavoro al più presto per reperire sostentamento e indipendenza economica.
Le motivazioni che inducono a interrompere o non proseguire gli studi sono principalmente due: la crisi economica che attanaglia le famiglie togliendo risorse da destinare all’istruzione dei propri figli e la sottoccupazione di una fascia manageriale e imprenditoriale non sufficientemente qualificata nonostante gli alti livelli di scolarità.
Tutto questo non deve tuttavia scoraggiare: pur condividendo che le scelte di certi indirizzi universitari possono portare al raggiungimento di un mero traguardo di soddisfazione personale e arricchimento culturale, ma limitati sbocchi ai fini concreti di una realizzazione delle ambizioni lavorative, è pur vero un dato di fatto: che la richiesta di personale specializzato e il conseguimento di una laurea professionale molto qualificata, restano un ottimo traguardo di speranza e di concreto futuro di competizione e inserimento nel mondo del lavoro.
Il diritto allo studio è sì un diritto di tutti per avere una base di istruzione, ma entrando nel merito delle scelte da attuare “in corsa” va preso atto dei fenomeni di globalizzazione, dello sviluppo tecnologico, delle richieste di mercato, insomma, il mondo gira a velocità supersonica e i programmi vanno studiati e realizzati a breve termine, cercando di cogliere l’attimo favorevole, leggendo il contesto del panorama economico sociale che si presenta. Sono entrate nel vocabolario comune parole come start up, sharing economy, cloud, making in europe, i conti ora si fanno sempre più con il processo di globalizzazione e le competenze cognitive necessitano di specializzazione e alta professionalità: in poche parole, le opportunità ci sono ma non ci aspettano, vanno colte al volo con una buona dose di sacrificio, ambizione, coraggio e soprattutto apertura mentale lasciandosi alle spalle le certezze di una volta.

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