Editoriale Natural 1 – novembre 2016

Di norma, affermiamo che una generazione dura in media venticinque anni, dalla nascita di un genitore alla nascita di un figlio, sebbene ogni contesto meriti diverse valutazioni. In tempi più remoti, quando ci si sposava prima e le aspettative di vita erano minori, la media generazionale era forse più ridotta. La questione del ricambio generazionale per la gestione delle piccole e medie imprese, soprattutto quindi nel mondo con il quale ci si confronta quotidianamente, è spesso caratterizzata da una convergenza tra ruolo imprenditoriale e ruolo manageriale. Ancora più rilevante, che ci riguarda da vicino, è la questione nel caso d’ imprese familiari, dove si presenta un’ulteriore sovrapposizione tra ruoli professionali e personali.
Non esiste una formula magica per il passaggio generazionale, se non quella del buon senso e della capacità di non farsi travolgere dagli eventi. Deve prevalere la consapevolezza del non prevaricare e del saper ascoltare.
Aziende oggi affermate, hanno dovuto sudare e non poco per realizzarsi: forse l’entusiasmo e l’inconsapevolezza dei primi anni hanno prevalso sulla formazione, ma certamente hanno fatto da volano per il decollo del nostro settore, che agli albori degli anni Settanta sembrava promettere soddisfazioni, ma nel quale pochi e capaci imprenditori investirono risorse e competenze, riuscendo a creare e sviluppare aziende dal nulla grazie anche al recupero di terreni abbandonati e alla passione per la materia.

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