Editoriale Natural 1 - ottobre 2016

Ore 3.36 del 24 agosto, l’orologio dell’Italia si è fermato un’altra volta, l’ennesima, per qualcuno si è fermato per sempre, per molti è cambiato il futuro.
Rialzarsi nella vita può essere difficile ma è importante ricordarsi di farlo raccogliendo sempre qualcosa.
Certo le vite umane rimangono il tributo più alto da pagare quando dobbiamo dire loro addio, ma ricostruirsi la propria identità, riprendersi  la voglia di vivere, reagire e lottare, restano diritti e doveri dello sventurato popolo dei terremotati.
Ognuno occupi il suo posto e ricopra il suo ruolo personale di responsabilità e umanità: istituzioni, volontariato, mondo del credito, mettiamo in campo solidarietà totale e impegni concreti.
Al resto ci penseranno i giovani con l’aiuto e l’esperienza dei padri e dei nonni, i sopravvissuti delle nostre montagne, gente abituata a soffrire con dignità ma capace di reagire e ripartire.
Una sfida terribile e crudele che ha lasciato pochi barlumi di speranza, ma ripartiamo da quelle immagini di pietà e strazio di uomini, donne e bambini estratti dalle macerie, che chiedevano aiuto, dagli indomabili soccorritori senza nome e che lo spirito di sopravvivenza, la disperazione e le mani tese servano per la ripartenza di ogni sforzo perché chi non c’è più avrebbe certamente voluto questo.


I Sindaci, piccoli amministratori di minuscole comunità, raccolgano i resti del loro grande popolo e li rappresentino nel momento più difficile della storia di quelle terre. Sono le bandiere della legalità e del volontariato, gente legata alle tradizioni e ai propri cittadini, di solito stretti nella morsa della burocrazia che passo dopo passo ne stritola l’identità e l’autonomia, pedine fondamentali del tessuto sociale che non riescono a darsi pace quando le procedure non permettono loro di investire il dovuto pagando così errori e sperperi di altre amministrazioni non altrettanto virtuose.
Ricostruzione significa anche edilizia, e montagna vuole dire terra, agricoltura, allevamento, percorsi difficili ma percorribili se impariamo a valorizzare progetti e tipicità abbinandole alle nuove tecnologie.
Sono economie che necessitano processi e azioni molto variegate, le quali promuoverebbero però attività aggregative per la collettività in armonia con azioni terapeutiche di riabilitazione e di aggregazione sociale e lavorativa di persone svantaggiate a rischio di esclusione sociale. Il coinvolgimento deve essere totale e gli attori, aziende agricole, cooperative sociali, associazioni, strutture terapeutiche, ospedali, si devono animare e attivare per scelta specifica in un contesto di impegno e supporto della collettività e delle istituzioni.
Ogni pezzo di terra merita attenzione ed è fonte di vita, impariamo dalla natura, mai doma, che respinge con vigore ed energia gli attacchi atmosferici e dell’uomo, plasmando e dando origine a nuovi scenari adattandosi alle sollecitazioni alle quali è sottoposta.
Il rispetto per il dolore è d’obbligo, il silenzio e la pietà sono opportuni, la forza e il coraggio di ripartire sono un dovere per tutti.

Renato Agostinelli

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