Editoriale Natural 1 - marzo 2017

La trascuratezza e l’incuria che rileviamo sulle nostre strade, nei luoghi pubblici, nelle opere d’arte e l’inquinamento dell’aria che scandisce quotidianamente la vita di noi cittadini, purtroppo non sono l’unica grande sfida da affrontare e combattere con metodi incisivi e risoluti.
Alcune persone, talmente assorte e rapite dai problemi della grande città, dimenticano di rivolgere la loro attenzione alle periferie, ai paesi e soprattutto a boschi e montagne che con l’enorme ricchezza naturale che racchiudono, rappresentano  parte integrante e insostituibile del nostro ecosistema: danno per scontato che la natura faccia il suo corso, come se viaggiasse autonoma e parallela al ritmo degli eventi.
Infatti, il bosco, con la sua ricchezza biologica è sempre stato considerato dall’uomo come una risorsa a costo prossimo allo zero, capace di auto rinnovarsi autonomamente, e pertanto utilizzabile senza eccessivi problemi come fonte di risorse alimentari, energetiche e di materiali da costruzione.


Questo è accaduto, a più riprese e per le differenti regioni italiane, in epoca storica, da quando cioè l’uomo, non ricordandosi o non rendendosi conto dell’importanza dei boschi nell’ecosistema, ha iniziato il processo di saccheggio e distruzione, per l’acquisizione di nuove superfici da mettere a reddito.
“Il bosco non è un semplice assemblaggio di alberi ed arbusti, né può essere visto, in forma riduttiva, come una estensione notevole di alberi selvatici” (Devoto e Oli, 1971).
Il rapporto strettissimo d’interdipendenza tra le molteplicità di alberi e di altri esseri viventi, animali e vegetali, determina la cosiddetta biogeocenosi che, interagendo e adattandosi ai fattori fisico-chimici, costituisce l’ecosistema bosco che è teso alla costante ricerca di uno stato di equilibrio.
è quindi non solo lotta alla deforestazione indiscriminata ma anche cura e attenzione a boschi e foreste, sfoltimento e taglio selettivo, questa volta per “combattere” la natura e la sua lenta, inesorabile ed eccessiva aggressione. Il problema della fragilità del territorio inoltre ci espone al rischio di frane e alluvioni. Sono infatti più di 6.000 le aree a rischio idrogeologico, le quali richiedono una particolare attenzione per prevenire gli eventi disastrosi cui si continua ad assistere, che comportano un bilancio economico e sociale pesantissimo.
Il tema della protezione dell’ambiente e della rivalutazione del territorio, in particolare di quello di montagna, lo ritroviamo in questo numero. La Stella alpina, specie protetta da circa due secoli, ma coltivata e sempre più studiata per le sue proprietà biologiche, si rivela un interessante ingrediente funzionale per la moderna fitocosmesi; la coltivazione dello zafferano invece può essere un’interessante opportunità per le aziende agricole delle zone montane, dove si ottiene un prodotto di ottima qualità. Con una pianta africana, Lannea microcarpa, volgiamo lo sguardo all’etnofarmacologia, importante stimolo e spunto per la moderna ricerca che, come per i lavori sopracitati, si svolge nelle Università italiane e che Natural 1 è sempre felice di poter mostrare ai suoi lettori.

Renato Agostinelli

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