Editoriale Natural 1 - aprile 2018

Puntualmente tutte le mattine, con orario flessibile che varia tra le 6 e le 7, le unghiette (un eufemismo) di Birillo solleticano una mano o un braccio. È l’ora della sveglia, che sia lunedì, mercoledì o domenica… Birillo è un gatto esigente, non vuole subito la sua ciotola di pesce bollito, prima si accovaccia sotto il cassetto dove è custodito l’oggetto del suo desiderio: la spazzolina coi fini denti di metallo che serve per pettinare il suo folto e morbido pelo. E così, dopo un’energica spazzolata, si può fare finalmente colazione.


Quanti sono i Birillo, gli Zeus, le Mafalda, gli Zefiro e i Robin, le Sally e le Nerina, con le loro “personalità”, i loro sguardi, gli strusciamenti e scodinzolamenti, le fusa e le affettuose leccate, i riti quotidiani a cui chi vive insieme a loro partecipa, più o meno allegramente e, in definitiva, si adegua?
Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, pubblicato alla fine di gennaio, 3 famiglie italiane su 10 vivono con un animale: un pet, come è definito, dal termine inglese che significa appunto animale domestico. Soprattutto sono cani e gatti, rispettivamente 63,3% e 38,7%, ma poi ci sono uccelli, conigli, tartarughe e pesci. Questi 60 milioni di animali, in pratica una seconda popolazione italiana, muovono un giro d’affari superiore ai due miliardi di euro solo per quanto riguarda la loro alimentazione. I dati Eurispes stimano che per soddisfare le esigenze di cibo, pulizia, vaccini e spese veterinarie la spesa mensile di chi “possiede” un animale oscilli tra i 30 e i 100 euro, ma il rapporto che si crea tra essere umano e animale è decisamente unico e impagabile.
Lo psichiatra infantile Boris Levinson, intorno alla metà del secolo scorso, teorizzò che la compagnia di un animale potesse avere effetti terapeutici benefici come calmare l’ansia, aiutare a superare lo stress e la depressione. Nasce così la “pet-therapy”, una pratica che progressivamente sta crescendo anche in Italia, tanto che nel 2009 un decreto ministeriale ha attivato il Centro di referenza nazionale per gli interventi assistiti con gli animali presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, con lo scopo di promuovere la ricerca, la formazione e la standardizzazione dei protocolli operativi nel campo della pet therapy e degli interventi sanitari in cui si utilizzano gli animali.
Animali che curano l’uomo e, viceversa, l’uomo che si prende cura degli animali, tanto che negli ultimi cinque anni le richieste di servizi veterinari sono aumentati dell’89,1%. E in questo ambito l’approccio fitoterapico ha una importanza sempre maggiore, non solo per i pet, ma anche per gli animali da reddito. In particolare negli allevamenti biologici, dove le possibilità offerte dalla fitoterapia si evidenziano in varie patologie che interessano apparati come quello gastroenterico, genito-urinario, tegumentario e respiratorio, oltre a esprimere grandi potenzialità nella riduzione dell’uso di antibiotici, con una diminuzione del rischio di antibiotico-resistenza e una minore presenza di residui nei prodotti alimentari di origine animale.

Marco Angarano

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