Editoriale Natural 1 - settembre 2018

In questo caldo agosto, il Cile è stato il primo paese dell’America Latina a proibire l’uso dei sacchetti di plastica monouso utilizzati in supermercati ed esercizi commerciali vari. Il presidente cileno Sebastián Piera è stato lo sponsor istituzionale dell’iniziativa: festeggiando nella capitale l’entrata in vigore della nuova legge ha distribuito personalmente ai cittadini le borse di tela riutilizzabili.
Le “isole di plastica” formate da sacchetti, bottiglie e contenitori vari sono ormai diffuse in ogni mare e oceano del globo terrestre; al largo delle coste di Cile e Perù si ipotizza che raggiungano la dimensione del Messico. Quella del governo cileno è una scelta radicale contro la cultura dell’usa e getta, a favore dell’uso di materiali riciclabili e dell’economia circolare.


Ed è proprio un gruppo di scienziati cileni, utilizzando come materia prima il calcare al posto del petrolio, che ha messo a punto una “plastica” biodegradabile, che si scioglie completamente in acqua e non rilascia sostanze nocive. Due i tipi di borse che saranno disponibili dal prossimo ottobre: una più leggera che si scioglie in acqua fredda e una più resistente, simile a tela, che si scioglie in acqua calda.
Un possibile aiuto all’eliminazione delle plastiche dall’ambiente arriva invece da parte di ricercatori britannici e statunitensi. Indagando su particolari batteri individuati in Giappone in un centro di riciclaggio, i quali utilizzano la plastica come fonte di energia, gli scienziati hanno scoperto un enzima che è in grado di distruggere la plastica dopo alcuni giorni, e non dopo secoli come avviene in natura.
Plastica dispersa nei mari che non si degrada per centinaia di anni, plastica che dura il tempo del suo utilizzo e non impatta sugli ecosistemi; materiali prodotti con una diversa consapevolezza, maturata nel corso del secolo scorso, verso l’ambiente che ci ospita e le risorse che ci offre.
Altre cose create dall’uomo, con meccanismi e architetture più complesse rispetto alla “semplice” plastica, ma progettate per durare, richiedono però attenzione, assistenza e manutenzione durante tutto il loro ciclo di utilizzo. Si sente parlare spesso di obsolescenza programmata per auto, dispositivi elettronici, elettrodomestici. Forse ora, dopo questo caldo agosto, se ne parlerà maggiormente anche rispetto ad altre opere realizzate dall’uomo come ponti, strade ed edifici. E forse sarebbe necessario non limitarsi solamente a parlarne.
Jürgen Schmidhuber, scienziato e filosofo tedesco considerato il padre dell’intelligenza artificiale moderna, che con il suo lavoro ha contribuito alla creazione del riconoscimento vocale (Siri, Google, Android) e della traduzione, tecnologie utilizzate su miliardi di smartphone in tutto il mondo, è convinto che presto l’intelligenza umana sarà superata da quella artificiale, la quale diventerà supporto e guida in tante attività della vita quotidiana. Scenari da fantascienza che, in fondo, guardandosi intorno ogni giorno, non sono poi così lontani e che possono apparire un po’ inquietanti. In una recente intervista Schmidhuber ha affermato che l’uomo forse dovrebbe avere più paura dell’uomo stesso che non delle macchine “intelligenti” che progetta e costruisce.
A volte ci si può anche trovare d’accordo con lui…

Marco Angarano

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