Editoriale Natural 1 - ottobre 2018

In un continuo fluire di uragani e terremoti, crolli di ponti e delle borse, naufragi, sbarchi e sequestri, femminicidi e violenze sui “diversi”, discorsi di cui non si capisce il senso oppure pieni di odio e ignoranza, può capitare di leggere o ascoltare qualcosa fuori da questo deprimente coro.
Per esempio… Dunkerque è una città industriale di 95.000 abitanti del nord della Francia. È conosciuta per essere stata nel 1940, durante la seconda guerra mondiale, il porto d’imbarco per l’evacuazione delle truppe inglesi in ritirata di fronte all’avanzata dell’esercito nazista; in pochi giorni 300.000 uomini furono trasportati attraverso la Manica. Un’impresa epica per i trasporti marittimi. Oggi Dunkerque racconta una nuova storia di mobilità terrestre: è il primo grande centro europeo in cui viaggiare sui mezzi pubblici è gratuito. Dopo un periodo di prova di tre anni nei soli fine settimana, dall’inizio di settembre lo slogan “Sorridete, è gratis” annuncia la bella novità a coloro che salgono sui bus e non devono più pagare il biglietto, grazie al finanziamento di 18 comuni del bacino d’utenza del trasporto pubblico (oltre 200.000 abitanti) e dell’imprenditoria della zona.


A ridosso della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, che la Commissione europea promuove annualmente dal 2002, in Svizzera si tiene una votazione popolare per approvare una modifica della Costituzione con cui si promuoveranno, a livello federale, le vie ciclabili, le quali avranno lo stesso trattamento giuridico dei sentieri e dei percorsi pedonali che attraversano la nazione alpina.
Anche in Italia c’è attenzione per le biciclette. Lo scorso dicembre, sul finire dell’ultima legislatura, è stata approvata la prima legge sulla mobilità ciclistica, che all’art. 1 recita: “La presente legge persegue l’obbiettivo di promuovere l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto sia per le esigenze quotidiane sia per le attività turistiche e ricreative...”. A corredo di questa legge si attende anche l’approvazione del disegno di legge per la riforma del Codice della strada, che è arenato in Senato dal 2014. Cito le parole di Giulietta Pagliaccio, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta: “… c’è urgenza di un Codice della strada aggiornato e adeguato alle nuove esigenze dei cittadini che sempre più spesso scelgono la bicicletta per i loro spostamenti quotidiani. E, più in generale, c’è l’urgenza di dotarsi di uno strumento - un nuovo Codice della Strada - che rimetta finalmente al centro la persona e non il veicolo (a motore, ça va sans dire) come mezzo di trasporto privilegiato cui adeguare le città”.
La bicicletta, per legge, non è più così un mezzo da usare solamente nel tempo libero e sono sempre più numerosi coloro che la utilizzano per recarsi al lavoro, o per lavoro. Una scelta spesso non priva di rischi, lo affermo in prima persona, quando si pedala per le vie di Milano. Quello che ancora manca, purtroppo, è una certa “educazione”, il rispetto generalizzato verso gli altri utenti delle strade (e dei marciapiedi…) da parte di tutti gli utenti delle strade: automobilisti, motociclisti, ciclisti e pedoni. Fa parte di una cultura che non si impone con le leggi.

Marco Angarano

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