Editoriale Natural 1 - novembre 2018

Il mese scorso a Zurigo si è svolto il primo Crowdfunding Science Festival, un evento dedicato alla modalità di finanziamento collettivo che è sempre più affermata in numerosi settori e che in questo caso era rivolta all’ambito della ricerca scientifica. Il festival è stato organizzato da Science Booster, la prima piattaforma svizzera on-line dedicata al crowdfunding per la scienza.
Ricercatori professionisti o semplici appassionati di scienza e tecnologia si interessano sempre di più a questo canale partecipativo di raccolta fondi, che può essere complementare ad altre fonti di finanziamento, come quelle istituzionali. Con Science Booster gli scienziati possono esporre i loro progetti a un vasto pubblico e vedere l’interesse suscitato, perché la gente può partecipare attivamente alla ricerca attraverso la discussione e con il proprio finanziamento. La piattaforma è attiva da quasi due anni; 31 dei 40 progetti presentati sono riusciti a ottenere un finanziamento variabile tra le poche migliaia e le decine di migliaia di franchi svizzeri.


È un ponte gettato tra mondo della ricerca e società. Il ponte che per le università italiane è rappresentato dalla cosiddetta “terza missione”, il dialogo con la società appunto, un obiettivo che si affianca a quelli dell’alta formazione e della ricerca scientifica.
È una missione molteplice, che spazia dal trasferimento tecnologico e delle conoscenze, realizzato applicando i risultati della ricerca nei processi produttivi e nelle iniziative imprenditoriali, alla diffusione e alla condivisione della cultura, che si realizzano attraverso la produzione di beni pubblici di natura sociale, educativa e culturale come eventi specifici, poli museali, divulgazione e sensibilizzazione scientifica.
Un bell’esempio di quest’ultimo aspetto è stato quello rappresentato da “Meet me tonight”, la notte europea dei ricercatori, evento che si è svolto a fine settembre, durante il quale cittadini e studenti hanno potuto incontrare e conoscere i ricercatori, vedere il frutto del loro lavoro, ascoltare i loro racconti, fare domande e partecipare a istruttive esperienze interattive. Con la guida dei ricercatori è stato possibile entrare in ambienti museali non aperti normalmente al pubblico, potendo ammirare, per esempio, collezioni di conchiglie dai colori sgargianti, fossili e animali imbalsamati ancora da classificare ed esporre, scoprendo alcuni aspetti sconosciuti del “dietro le quinte” del Museo di Storia Naturale di Milano.
È la ricerca scientifica che può cambiare tanti aspetti della nostra vita, la ricerca che è animata dall’entusiasmo e dalla curiosità della scoperta e che, ricollegandomi all’inizio di questo editoriale, ha la necessità di essere finanziata in maniera adeguata. Concludo citando le parole di una ricercatrice, tratte da un suo post pubblicato nel blog di comunicazione del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università Statale di Milano “ricercamix.org”.
“La precarietà è l’elemento ricorrente del ricercatore in Italia… ci si abitua e non ci si pensa, si cerca di vivere al massimo l’esperienza emozionandosi per ogni nuova sfida intrapresa ma, con il passare del tempo e degli anni, tutto risulta meno semplice… Insomma, a volte potremmo pensare che la scelta più semplice sarebbe mollare e percorrere altre strade; ma poi mi chiedo perché mollare quando si ha il  privilegio di fare il lavoro che piace e appaga?”.

Marco Angarano

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