Editoriale - luglio-agosto 2019

Sono ancora undici i corsi di laurea del settore erboristico (dei quali solo due hanno conservato la denominazione originale di Tecniche Erboristiche) che presentiamo nella consueta panoramica di questo numero estivo, ma quello di Messina non attiverà il primo anno nel prossimo anno accademico. Nomi diversi e piani di studio che si differenziano per alcuni insegnamenti, pur fornendo tutte le competenze e le conoscenze trasversali che dovrebbero consentire al tecnico erborista di svolgere la sua attività lavorativa nei vari ambiti della filiera delle piante officinali. Dalla coltivazione, alla consulenza e all’informazione scientifica relativa ai prodotti erboristici, all’apertura e gestione di un’erboristeria.

Come pure in aziende che producono o confezionano integratori alimentari a base di soli ingredienti erboristici con il ruolo di responsabile del controllo qualità, come è indicato nel decreto del Ministero della Salute del 28 febbraio 2006 “Procedure semplificate per il rilascio dell’autorizzazione definitiva alla produzione e al confezionamento di integratori a base di soli ingredienti erboristici per gli stabilimenti operanti in regime di autorizzazione provvisoria, ai sensi della circolare del Ministero della Salute 18 luglio 2002, n. 3”, norma che è stata ripresa successivamente nel decreto del Ministero del Lavoro, della Salute delle Politiche sociali del 16 ottobre 2008 “Elenco degli stabilimenti autorizzati alla produzione e al confezionamento di alimenti destinati ad una alimentazione particolare e di alimenti arricchiti e integratori alimentari”. Il laureato in “scienze o tecniche erboristiche” è perciò posto al pari di quelli in biologia, chimica, chimica e tecnologia farmaceutica, farmacia, medicina o scienza e tecnologia alimentari che erano indicati nel Decreto legislativo n. 111 del 27 gennaio 1992 quali responsabili del controllo di qualità negli stabilimenti di produzione e confezionamento di prodotti alimentari destinati a un’alimentazione particolare.
Un piano di studi comune in tutti gli atenei sarebbe auspicabile, come pure l’istituzione di una laurea magistrale in Tecniche Erboristiche, per dare ancora più valore a questo titolo spesso sottovalutato, a volte purtroppo anche dagli stessi laureati. Una laurea magistrale che offrirebbe a coloro che guardano oltre l’erboristeria o l’azienda, la possibilità di poter proseguire sulla strada (difficile e faticosa in Italia) della ricerca e della carriera universitaria. Il sapere va trasmesso e per questo credo si debba formare una nuova generazione di docenti che abbia un bagaglio culturale allargato, che spazi dalle conoscenze dell’etnobotanica e delle medicine tradizionali all’utilizzo delle più recenti tecniche di analisi e ricerca scientifica unite a tanta, tanta passione. L’estensione del percorso di studi permetterebbe infatti di ampliare e approfondire gli argomenti trattati nei diversi corsi, che spesso stanno “stretti” nel numero limitato di ore legato ai crediti formativi dedicati, oltre a poter inserire anche nuovi insegnamenti.
Una bella e interessante prospettiva, che può diventare realtà.
Buona estate.

Marco Angarano

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