Editoriale - dicembre 2019

Una struttura sociale tra le più avanzate in Natura, nella quale ogni individuo che la compone ha un compito preciso, da portare avanti con impegno e passione affinché il complesso meccanismo che ne regola l’andamento funzioni al meglio, in modo che le future generazioni possano crescere sane e nel benessere. In queste comunità esiste una precisa gerarchia tra i suoi componenti, con una netta distinzione di ruoli, e le femmine ricoprono quelli più importanti; in fondo è una monarchia da sempre e da sempre è stata guidata da una regina. Non esiste una linea di successione al trono, saranno la selezione naturale e una particolare alimentazione a decidere l’incoronazione.
Non è una nazione del Nord Europa e non è nemmeno la Gran Bretagna. Ce ne sono tante di queste “città” nel mondo: sono gli alveari. Le api, grazie al loro istinto innato, possiedono un livello di efficienza grazie al quale ogni cosa è progettata e realizzata con un preciso scopo ed è ottimizzata per affrontare le diverse situazioni che si presentano nella costruzione e nella gestione di queste città di cera e nella loro vita quotidiana.


Una progettualità ad ampio raggio che, magari per certi aspetti, potrebbe fornire degli esempi interessanti e istruttivi agli esseri umani.
Negli ultimi anni sono stati numerosi gli allarmi lanciati riguardo ai pericoli incombenti sulle api: trattamenti agronomici con neoicotinoidi (fortunatamente ora vietati), estreme variazioni climatiche, coltivazioni intensive e riduzione della biodiversità. Nel momento in cui si tracciano bilanci sull’anno trascorso, Coldiretti afferma che nel 2019 la produzione di miele in Italia (in Europa la situazione non è migliore) è praticamente dimezzata. Questo è l’effetto dell’andamento climatico anomalo, caratterizzato da eventi meteorologici estremi come trombe d’aria e tempeste di acqua, grandinate, vento impetuoso e ondate di calore, i quali hanno avuto un incremento del 56,4% rispetto all’anno precedente secondo la banca dati ESWD - European Severe Weather Database. Le api ne hanno sofferto, non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare durante le fioriture e il poco miele che sono riuscite a produrre lo hanno utilizzato per la loro sopravvivenza. Coldiretti stima che la produzione nazionale di miele sarà decisamente inferiore agli oltre 23,3 milioni di chili del 2018, favorendocosì l’importazione di prodotti dall’estero, con il rischio di minori controlli e minore qualità.
Una maggiore attenzione verso le api è davvero necessaria per il loro fondamentale ruolo di impollinatori in agricoltura: Greenpeace ha avviato una raccolta di firme sul sito www.salviamoleapi.org, sul quale si possono trovare diverse informazioni relative a questo problema, oltre a una serie di utili consigli che ognuno può mettere in pratica per rendere la vita delle api più “sicura”.
E in questo numero, possiamo leggere nell’articolo del nostro amico nutrizionista Iacopo Bertini le numerose virtù dell’alimento miele, con l’auspicio che le api continuino a  produrlo.
Buone feste, con la giusta dolcezza…
Marco Angarano

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