Editoriale - settembre 2020

Settembre il mese del ripensamento sugli anni e sull’età:
dopo l’estate porta il dono usato della perplessità.
Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità;
come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità.
Cantava così Francesco Guccini quasi cinquanta anni fa nella ‘Canzone dei dodici mesi’, scandendo con poetica sintesi lo scorrere dell’anno, di un qualunque anno, e la successione delle stagioni.
In questo anno particolare il mese di settembre alle porte non sarà dedicato molto ai ripensamenti, sarà pieno di incognite, di problemi e prospettive che sicuramente turbano i nostri sonni e di cui si parla ampiamente su tutti i media, in primis la riapertura di scuole e università.
Ma come riuscivano a dormire serenamente i nostri antenati alle prese con problemi di sussistenza, igiene e sicurezza in qualche modo simili a quelli odierni, ma in linea con la loro dimensione temporale, per
esempio quella di 200.000 anni fa? Un gruppo di internazionale di archeologi, tra cui anche due italiani, in una grotta del Sud Africa ha svelato come l’Homo sapiens riuscisse a migliorare in modo piuttosto sofisticato il benessere all’interno del luogo che abitava. Infatti, nel lavoro pubblicato recentemente sulla rivista Science, gli archeologi hanno presentato la loro interessante scoperta: i nostri antenati riposavano
su un morbido ‘materasso’ realizzato con alcune erbe appartenenti alla sottofamiglia delle Panicoideae (Poaceae), che erano adagiate su strati di cenere di altre erbe bruciate; piante che ancora oggi sono
utilizzate per respingere gli insetti nelle zone rurali africane. L’uso delle piante nel Paleolitico è stato raramente identificato dai ricercatori, dato che la materia organica ha un livello di conservazione molto scarso. In questo caso invece gli scienziati hanno avuto fortuna e attraverso le moderne tecniche di analisi è stato possibile riconoscere le sostanze vegetali e ipotizzare che questa ‘lettiera’ servisse a scacciare gli insetti nocivi e a ‘disinfettare’ la zona in cui si dormiva. Una scoperta importante, che rivela come questi preistorici cacciatori-raccoglitori fossero in grado di utilizzare piante e fuoco per la protezione e la sanificazione degli ambienti. L’ipotesi è appunto quella che avessero scoperto come la cenere possa rendere difficoltoso il movimento agli insetti striscianti, blocchi il loro apparato respiratorio impedendo di pungere e
infine li disidratati.
Osservare, sperimentare, conoscere e capire, il percorso della ricerca è un gioco in continua evoluzione, ma è anche guardare indietro e ripensare. E tornando alla canzone di Guccini, da settembre, quali saranno le scintille che bruceranno nel fuoco delle possibilità...
Marco Angarano

 

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