Editoriale - novembre 2020

Dal 1901, anno della sua istituzione, il premio Nobel per la Chimica è stato assegnato solamente a cinque donne. Dal mese scorso sono diventate sette: “per avere sviluppato un sistema di editing del genoma” lo hanno ricevuto Emmanuelle Charpentier, direttrice del Max Planck Unit per la Scienza dei Patogeni di Berlino, e Jennifer A. Doudna, docente di Biochimica, Biofisica e Biologia strutturale all’Università della California a Berkeley (USA). Le due ricercatrici hanno infatti sviluppato il sistema CRISPR/Cas9, un metodo che permette di modificare con precisione il DNA. Una scoperta non recente, dato che risale al 2012 la pubblicazione del primo lavoro in merito delle due scienziate, le quali in realtà avevano come obiettivo lo sviluppo di un nuovo antibiotico e invece hanno scoperto delle “forbici genetiche” che possono tagliare in punti predeterminati le molecole di DNA.

L’utilizzo del sistema si è diffuso con estrema rapidità, contribuendo molto alla ricerca di base, ma ponendo anche seri problemi di etica per quanto riguarda l’applicazione del sistema sul genoma umano. Questo Nobel per la Chimica è indubbiamente un grande riconoscimento per tutte le donne che lavorano nell’ambito della Ricerca. Negli scorsi mesi abbiamo avuto modo di ascoltare e leggere le opinioni di diverse scienziate sulla pandemia da Covid-19, e cominciano a riapparire in varie trasmissioni radiotelevisive con la rapida crescita delle infezioni da SARS-Cov2. Certo, è la punta di un grande iceberg, quasi sempre quelle invitate sono scienziate “famose”, che spesso ricoprono incarichi importanti (magari nemmeno in Italia, pur essendo italiane). Certo, negli scorsi mesi sono state spese anche tante parole rispetto all’importanza di finanziare adeguatamente il settore della Ricerca in Italia e alla precarietà dilagante che lo pervade. Non è una prerogativa esclusivamente al femminile, ovviamente, ma da uomo penso che ci siano implicazioni un po’ differenti a seconda del sesso nel vivere costantemente nella precarietà, in tutti i settori e in questo difficile periodo ancora di più. Vivere di anno in anno, quando va bene, con il pensiero del rinnovo dell’assegno di ricerca o di una borsa o della vincita di un concorso di dottorato, mettendo impegno, passione e grandi competenze nel proprio lavoro, senza poter programmare un ipotetico futuro è arduo e faticoso. E deprimente. Grandi feste lo scorso febbraio per le “giovani” ricercatrici che hanno isolato il ceppo italiano del SARS-Cov2, erano tutte precarie, appunto. Per questo successo le loro vite si sono sostanzialmente e meritatamente modificate, sono state insignite anche dell’onorificenza di Cavaliere al merito dal presidente Mattarella, ma quante altre ragazze e donne vivono precariamente la Ricerca in Italia?
A tinta rosa questo editoriale, come anche il mese di ottobre oramai al termine, dedicato alla prevenzione del tumore al seno con numerose iniziative di informazione e di screening. Anche Natural 1 vuole contribuire con un articolo dedicato al rapporto tra l’alimentazione e questa patologia: contiene diverse indicazioni specifiche, che però in generale possono essere sempre valide per mantenere un buono stato di salute. Ne abbiamo tutti bisogno...

 

Marco Angarano

Nuova fotogallery 2014

 

Nuova fotogallery 2014

 

Nuova fotogallery 2014

Abbonamenti

Abbonamento basic
Abbonamento gold

Abbonamento studenti

Cerca nel sito

Natural1 fa uso di cookies per migliorare l'esperienza dell'utente e raccomandiamo di accettarne l'utilizzo per sfruttare a pieno la navigazione. Per maggiori informazioni informativa sulla privacy.

Acetto i cookies da questo sito.
EU Cookie Directive plugin by www.channeldigital.co.uk