Editoriale - Gennaio-febbraio 2021

“Covid-19” = 93.116. “SARS-CoV-2” = 54.453. “Covid-19 herbal medicine” = 321. Parole chiave utilizzate e numero di articoli pubblicati o “ahead of print” (in anteprima in versione elettronica) nel periodo 2019-2020 rilevati con una rapida ricerca in Pubmed, la banca dati biomedica sviluppata dal National Center of Biotechnology Information statunitense, che raccoglie oltre 30 milioni di citazioni dalla letteratura scientifica internazionale. È un numero di lavori elevato quello emerso, che può competere dignitosamente con gli oltre 177.000 lavori relativi a “cardiovascular disease” (la maggiore causa di decessi nel mondo secondo i dati dell’OMS), dei quali oltre 6.000 sono studi clinici.

Il numero di articoli sulle piante medicinali e i loro derivati nell’ambito della pandemia è ridotto; scorrendo l’elenco dei lavori la maggior parte sono revisioni della letteratura e meta-analisi, in particolare riguardano le attività antivirali, anche se non mancano alcuni studi clinici: sei sono cinesi e relativi all’uso di formulazioni della Medicina Tradizionale Cinese in pazienti Covid-19, uno è iraniano sull’utilizzo di una terapia a base di curcumina microincapsulata per modulare la cascata infiammatoria delle citochine in pazienti Covid-19.

Del resto questa pandemia è la protagonista indiscussa del momento (che purtroppo continua a prolungarsi...) e dei cambiamenti, più a meno accentuati, che le nostre vite stanno subendo.

Questo nuovo anno è iniziato con la grandissima speranza di un cambiamento positivo rispetto a questa situazione. L’arrivo dei vaccino, pur con tanti dubbi e considerazioni su efficacia, sicurezza, durata della copertura vaccinale, ecc., nonché alcune problematiche che si stanno riscontrando per la loro somministrazione, è il contributo fondamentale che alimenta questa speranza. 

Ma il 2021 inizia anche con la discussione in atto nelle istituzioni comunitarie europee relativa alla presunta genotossicità dei derivati idrossiantracenici: se la normativa proposta dalla Commissione europea fosse approvata (e sembrerebbe cosa certa nonostante il grande impegno per contrastarla da parte delle diverse Associazioni del nostro settore) porterebbe al divieto di libera vendita dei preparati a base delle diverse specie di Aloe, oltre a quelli che contengono aloe emodina, emodina e dantrone, insieme alla “messa in osservazione” per 4 anni delle altre piante contenenti derivati idrossiantracenici come Rabarbaro, Frangula e Cassia. Per il settore erboristico un danno sostanziale. Seguiremo gli sviluppi nei prossimi mesi, con l’auspicio che le evidenze scientifiche possano determinare un passo indietro delle istituzioni europee.

Un’altra speranza la vediamo con il consueto lavoro che proponiamo a inizio anno: il calendario delle fiere. Con tutto l’indotto le fiere sono uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia, che però cerca di reagire con dinamicità e intraprendenza. L’utilizzo della digitalizzazione è senza dubbio un elemento chiave (come anche nella formazione) e se molte fiere stanno differenziando la loro calendarizzazione - il prossimo autunno si preannuncia molto denso di appuntamenti - la proposta di eventi digitali è stata costante e di successo nel 2020 e si rinnoverà anche nel 2021.

 

Buon anno!

 

Marco Angarano

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