Editoriale
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Raccolta degli editoriali apparsi all'inizio di ciascun fascicolo di Natural 1. Per ripercorrere le varie tappe del cammino di Natural 1 negli ultimi anni.

Editoriale Natural 1 - gennaio-febbraio 2017

L’argomento scioglimento ghiacci è sempre di attualità e la data del 1850 solitamente è indicata come una fase iniziale di recessione o ritiro dei ghiacciai. La loro superficie e il loro spessore diminuiscono inesorabilmente del 4% ogni decennio, influenzando una serie di processi naturali, di possibili calamità e di problematiche ambientali.
Artide, Antartide e i ghiacciai che si trovano sui monti dell’Himalaya, in Patagonia, in Alaska e in tanti altri luoghi: il 40% del pianeta è coperto da ghiacci e manti nevosi, un sistema di raffreddamento che si sta rompendo a causa del riscaldamento globale, con conseguenze molto pesanti per le risorse idriche di vaste aree. Anche le nostre Alpi non sono esenti da questo fenomeno, e lo scioglimento dei ghiacciai alpini le coinvolge in modo espressivo: dal 1960 a oggi la superficie della massa ghiacciata è diminuita del 40%.
Una ricchezza fondamentale per attività come agricoltura e industria, quindi per la vita umana.

Editoriale Natural 1 - dicembre 2016

Statistiche, sondaggi, proiezioni: tre modi differenti e talvolta sinergici per affrontare il presente e soprattutto per prepararsi al futuro.
Molto spesso si tende a confondere il significato degli strumenti e gli interlocutori televisivi, che quotidianamente ci propinano numeri snocciolati alla rinfusa arbitrariamente a uso e consumo dei loro convincimenti, manifestano tutta la loro impreparazione e scarso approfondimento.
Non meno estranei sono i moderatori/ conduttori che accettano di buon grado il confronto televisivo tra le parti acconsentendo alla completa anarchia dialettica senza pretendere e ottenere riscontri oggettivi.
Alla fine del 1700, il filosofo Gottfried Achenwall, volle utilizzare gli elementi in suo possesso come scienza deputata a raccogliere dati utili per governare meglio, un metodo scientifico che si avvalesse della matematica per studiare in modo sintetico i fenomeni collettivi analizzandone le informazioni relative e fu il precursore dell’attuale ISTAT, nato con il nome di Ufficio Statistico Nazionale ai tempi dell’Unità d’Italia.

Editoriale Natural 1 - novembre 2016

Di norma, affermiamo che una generazione dura in media venticinque anni, dalla nascita di un genitore alla nascita di un figlio, sebbene ogni contesto meriti diverse valutazioni. In tempi più remoti, quando ci si sposava prima e le aspettative di vita erano minori, la media generazionale era forse più ridotta. La questione del ricambio generazionale per la gestione delle piccole e medie imprese, soprattutto quindi nel mondo con il quale ci si confronta quotidianamente, è spesso caratterizzata da una convergenza tra ruolo imprenditoriale e ruolo manageriale. Ancora più rilevante, che ci riguarda da vicino, è la questione nel caso d’ imprese familiari, dove si presenta un’ulteriore sovrapposizione tra ruoli professionali e personali.
Non esiste una formula magica per il passaggio generazionale, se non quella del buon senso e della capacità di non farsi travolgere dagli eventi. Deve prevalere la consapevolezza del non prevaricare e del saper ascoltare.
Aziende oggi affermate, hanno dovuto sudare e non poco per realizzarsi: forse l’entusiasmo e l’inconsapevolezza dei primi anni hanno prevalso sulla formazione, ma certamente hanno fatto da volano per il decollo del nostro settore, che agli albori degli anni Settanta sembrava promettere soddisfazioni, ma nel quale pochi e capaci imprenditori investirono risorse e competenze, riuscendo a creare e sviluppare aziende dal nulla grazie anche al recupero di terreni abbandonati e alla passione per la materia.

Editoriale Natural 1 - ottobre 2016

Ore 3.36 del 24 agosto, l’orologio dell’Italia si è fermato un’altra volta, l’ennesima, per qualcuno si è fermato per sempre, per molti è cambiato il futuro.
Rialzarsi nella vita può essere difficile ma è importante ricordarsi di farlo raccogliendo sempre qualcosa.
Certo le vite umane rimangono il tributo più alto da pagare quando dobbiamo dire loro addio, ma ricostruirsi la propria identità, riprendersi  la voglia di vivere, reagire e lottare, restano diritti e doveri dello sventurato popolo dei terremotati.
Ognuno occupi il suo posto e ricopra il suo ruolo personale di responsabilità e umanità: istituzioni, volontariato, mondo del credito, mettiamo in campo solidarietà totale e impegni concreti.
Al resto ci penseranno i giovani con l’aiuto e l’esperienza dei padri e dei nonni, i sopravvissuti delle nostre montagne, gente abituata a soffrire con dignità ma capace di reagire e ripartire.
Una sfida terribile e crudele che ha lasciato pochi barlumi di speranza, ma ripartiamo da quelle immagini di pietà e strazio di uomini, donne e bambini estratti dalle macerie, che chiedevano aiuto, dagli indomabili soccorritori senza nome e che lo spirito di sopravvivenza, la disperazione e le mani tese servano per la ripartenza di ogni sforzo perché chi non c’è più avrebbe certamente voluto questo.

Editoriale Natural 1 - settembre 2016

Il 60% della popolazione italiana è sovrappeso e le ultime stime dell’OMS dichiarano che il 20% è considerato obeso: eccesso di benessere e attenzione alimentare fuori controllo? E sì che all’inizio del ‘900 eravamo un popolo povero, analfabeta e denutrito, poi il consumo delle carni negli anni del boom economico raggiunse i circa 27 chilogrammi pro capite mentre oggi si attesta sui 78 chilogrammi (!).
Se il nostro punto di riferimento sono gli USA, siamo sulla buona strada (120 chilogrammi pro capite) ma se il confronto è fatto sulla media mondiale (40 chilogrammi) ci accorgiamo che i conti non tornano.
Le statistiche e Trilussa lasciano il tempo che trovano: noi mangiamo per due, gli americani per tre e qualcuno salta il pasto.
E gli altri paesi europei? Si può dire che il nostro consumo alimentare pro capite in generale è di venti punti superiore alla media, ma utilizziamo un’alimentazione più ragionata e consapevole nelle scelte d’acquisto, localizzate nei nostri territori ricchi di prelibatezze ed eccellenze che tutto il mondo ci invidia. Di conseguenza le ricadute economiche restano significativamente in loco a discapito di un approccio più globalizzato.

Editoriale Natural 1 - luglio-agosto 2016

Energia, una parola che racchiude in sé il concetto di vita, movimento, sorgente e sviluppo del pensiero.
L’analisi dei combustibili alternativi e i relativi studi per una loro corretta utilizzazione, procede da decenni, e pur avendo percorso brevi passi verso una soluzione globalmente condivisibile e applicabile, rispetto al consumo energetico mondiale, possiamo affermare che la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa e i risultati sono incoraggianti ma insufficienti.
Autorevoli rapporti ipotizzano che “Il consumo mondiale di petrolio aumenterà al ritmo dell’1,2% all’anno per raggiungere i 105 milioni di barili al giorno (entro il 2025)”. Un numero che ci dice poco se non facciamo riferimento alla decisione dell’OPEC che in questi anni ha stabilito di mantenere la produzione stabile a 30 milioni di barili al giorno.
La necessità di raggiungere obiettivi ecosostenibili, quindi, non è un’esortazione “solo” al buonsenso per evitare disastri ecologici (inquinamento atmosferico e del suolo) ma alla necessità di pianificare e attivare nuove forme di energia per far fronte alla crescita del fabbisogno del pianeta.

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